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Crescita Personale

Come aumentare l'autostima e ritrovare la fiducia in sé stessi: un percorso che parte dall'ascolto

23 Febbraio 2026

C'è una differenza enorme tra sapere di valere e sentirlo. Puoi avere un curriculum brillante, relazioni stabili, una vita che dall'esterno sembra perfettamente funzionante, e nonostante tutto portare dentro una voce che sussurra: "non sono abbastanza". Quella voce non è la verità. Ma è potente. E finché non viene ascoltata, compresa e trasformata, condiziona ogni cosa.

L'autostima non è un tratto del carattere con cui si nasce o che si acquisisce una volta per tutte. È un processo dinamico, una relazione viva con sé stessi che si nutre o si impoverisce ogni giorno. E la buona notizia è questa: si può coltivare. Non con le affermazioni allo specchio, non con la forza di volontà, ma con un lavoro profondo che coinvolge mente, corpo e la parte più intima di noi.

Perché l'autostima è bassa: le radici invisibili

Quando parliamo di autostima bassa, la tendenza è cercare una causa nel presente: il lavoro che non va, la relazione che ci sminuisce, i chili di troppo, i confronti sui social. Ma queste sono superfici. Le radici sono quasi sempre più antiche.

L'autostima si forma nei primissimi anni di vita, attraverso lo sguardo degli altri. Un bambino non ha gli strumenti per valutarsi da solo: si vede riflesso negli occhi dei genitori, degli insegnanti, dei compagni. Se quello sguardo è amorevole, incoraggiante e accogliente, il bambino sviluppa un senso interno di valore. Se quello sguardo è critico, assente, condizionato ("ti voglio bene se sei bravo", "sei il migliore solo se vinci"), il bambino impara che il proprio valore dipende dalla performance. E questa equazione — valore uguale prestazione — può accompagnare una persona per tutta la vita adulta.

Non si tratta di colpevolizzare le figure di riferimento: la maggior parte ha fatto il meglio che poteva con gli strumenti che aveva. Si tratta di riconoscere che alcune credenze sul proprio valore si sono formate in un'età in cui non avevamo la capacità di metterle in discussione. E che oggi, da adulti, possiamo farlo.

Le cinque facce dell'autostima bassa

Il perfezionismo. La persona con bassa autostima spesso sembra l'esatto contrario: è iper-performante, precisa, instancabile. Ma sotto il perfezionismo si nasconde la convinzione che solo un risultato impeccabile può renderla degna di stima. L'errore non è un'opportunità di apprendimento: è una conferma di inadeguatezza. Questo schema è estenuante e, paradossalmente, allontana dalla vera realizzazione perché impedisce di rischiare, sperimentare, essere imperfetti e vivi.

Il confronto costante. Guardare gli altri e sentirsi sempre un passo indietro. Non come motivazione, ma come conferma di una gerarchia in cui ci si colloca sistematicamente in basso. I social hanno amplificato questo schema all'ennesima potenza, ma la sua origine è pre-digitale: è il bambino che veniva confrontato con il fratello, con il compagno più bravo, con un modello irraggiungibile.

La difficoltà a dire no. Chi ha bassa autostima tende ad anteporre i bisogni altrui ai propri, non per generosità ma per paura del rifiuto. Dire no significherebbe rischiare di non essere più amati, accettati, necessari. Il risultato è un'erosione lenta dei propri confini, fino a non sapere più cosa si vuole davvero.

La sindrome dell'impostore. Raggiungere un traguardo e sentire di non meritarlo. Aspettare il momento in cui qualcuno "scoprirà" che non sei all'altezza. Attribuire i successi alla fortuna e i fallimenti a sé stessi. Questa distorsione cognitiva è più diffusa di quanto si creda e colpisce in modo trasversale, indipendentemente dal livello di competenza reale.

La disconnessione dal corpo. L'autostima non vive solo nella mente. Vive nella postura, nel modo in cui occupiamo lo spazio, nel respiro, nella voce. Una persona con bassa autostima spesso si riconosce dal corpo prima che dalle parole: spalle chiuse, sguardo basso, movimenti contenuti, voce esitante. Il corpo esprime ciò che la mente crede di sé. E questo è un punto cruciale, perché significa che lavorare sul corpo è lavorare sull'autostima.

Percorso di coaching per ritrovare autostima e fiducia in sé stessi

Perché le affermazioni positive da sole non funzionano

Internet è pieno di consigli sull'autostima che si riducono a: "ripeti ogni mattina che sei speciale". È comprensibile l'intenzione, ma la ricerca in psicologia ha dimostrato che le affermazioni positive possono addirittura peggiorare l'autostima in chi parte da un livello basso. Perché? Perché il divario tra ciò che si afferma e ciò che si sente crea una dissonanza cognitiva che l'inconscio risolve nel modo più semplice: ignorando l'affermazione e rafforzando la credenza originaria.

In altre parole: se nel profondo credi di non valere, ripeterti che vali non cambia la credenza. Sposta solo il conflitto. È come imbiancare un muro umido: per qualche settimana sembra a posto, poi la macchia riaffiora. Il lavoro vero è trovare la fonte dell'umidità.

Il percorso che funziona: dalla consapevolezza alla trasformazione

Un percorso efficace sull'autostima lavora su tre livelli simultaneamente, e questo è ciò che rende l'approccio olistico di Listen diverso dai metodi convenzionali.

Il livello della mente conscia: il mental coaching. Il coaching lavora sulla chiarezza. Ti aiuta a identificare gli schemi di pensiero che alimentano la bassa autostima: la voce critica interiore, le aspettative irrealistiche, i "dovrei" che non ti appartengono. Attraverso domande potenti e un confronto onesto, il coaching porta alla luce ciò che spesso è nascosto in piena vista. Poi si lavora sulla costruzione di nuovi riferimenti: obiettivi allineati con i tuoi valori reali, non con le aspettative altrui. Piccole azioni quotidiane che ricostruiscono il senso di autoefficacia. Celebrazione dei progressi, anche quelli impercettibili.

Il livello dell'inconscio: il Theta Healing. Le convinzioni più radicate sull'autostima sono quelle che non conosciamo nemmeno. "Non merito l'amore", "È pericoloso mostrarsi", "Il mio valore dipende da quello che faccio": queste credenze possono essere attive nell'inconscio anche quando la mente razionale le rifiuterebbe. Il Theta Healing permette di accedere a questo livello profondo, individuare le convinzioni attive attraverso il test kinesiologico, e trasformarle alla radice.

Il livello del corpo: la mindfulness e il movimento. L'autostima che resta solo nella testa è fragile. Il corpo ha bisogno di partecipare alla trasformazione. La mindfulness insegna a osservare i propri pensieri autocritici senza identificarsi con essi: non sei i tuoi pensieri, sei chi li osserva. Questo crea lo spazio interiore in cui è possibile scegliere una risposta diversa. Se vuoi iniziare da subito, prova questi 5 esercizi di mindfulness anche durante la pausa pranzo. E il movimento consapevole — attraverso DanzaLiberaMente — porta l'autostima là dove forse ha ricevuto il danno più profondo: nel rapporto con il proprio corpo. Muoversi senza giudizio, occupare spazio senza scusarsi, esprimersi senza chiedere permesso.

Il corpo come via d'accesso all'autostima

C'è una relazione circolare tra corpo e autostima che la ricerca scientifica ha ampiamente documentato. La postura influenza l'umore e la percezione di sé: stare eretti, occupare spazio, aprire il petto non sono solo conseguenze della fiducia, ma possono anche generarla. Il corpo non è solo il contenitore dell'identità: ne è parte attiva.

Per molte persone, la bassa autostima si è costruita attraverso il corpo: il giudizio sull'aspetto fisico, la goffaggine nelle attività sportive a scuola, il confronto con modelli estetici irraggiungibili. Ricostruire l'autostima passando attraverso il corpo — riscoprendo il piacere del movimento, la bellezza del gesto autentico, la potenza dell'espressione non filtrata — è un percorso di guarigione che va direttamente alla ferita originaria.

Non si tratta di cambiare il corpo per piacersi di più. Si tratta di cambiare la relazione con il corpo: da giudice a alleato, da fonte di vergogna a veicolo di espressione.

Cinque cose che puoi fare oggi

Un percorso profondo richiede tempo e accompagnamento, ma ci sono pratiche che puoi iniziare da subito.

Osserva la tua voce interiore. Per un giorno intero, fai attenzione a come parli a te stesso nella tua mente. Non cambiare nulla: osserva. Quante volte il tuo dialogo interno è critico, svalutante, esigente? Questa consapevolezza è il primo passo. Non puoi cambiare ciò che non vedi.

Celebra una cosa al giorno. Non un grande successo: una cosa piccola che hai fatto bene, o anche solo che hai fatto. Hai rispettato un impegno con te stesso, hai detto quello che pensavi, hai chiesto aiuto. L'autostima si costruisce con micro-riconoscimenti, non con le medaglie.

Pratica il no gentile. Scegli una situazione a bassa posta — un invito che non ti va, un favore che non puoi fare — e di' no senza giustificarti. Non con aggressività: con calma. Ogni no autentico è un sì a te stesso.

Muoviti senza obiettivo. Dedica dieci minuti a muovere il corpo non per allenarti, non per dimagrire, non per essere più flessibile. Solo per il piacere di sentirti. Metti una musica e lascia che il corpo faccia quello che vuole.

Scrivi le tue credenze su di te. Prendi un foglio e completa queste frasi senza pensarci troppo: "Io sono…", "Io non posso…", "Io non merito…". Quello che emerge è la mappa delle tue convinzioni limitanti. Non è la verità su di te: è la verità su quello che credi di te. E le credenze si possono cambiare.

L'autostima non si conquista, si riscopre

Forse la cosa più importante da capire sull'autostima è questa: non è qualcosa che devi costruire da zero. È qualcosa che è già in te, coperto da strati di esperienze, giudizi e credenze che non ti appartengono più. Il lavoro non è aggiungere: è togliere. Non è diventare qualcun altro: è tornare a te stesso.

A Genova, il percorso Listen di Cinzia Aliotta è pensato per accompagnarti in questa riscoperta. Non con formule preconfezionate, ma con un ascolto autentico e strumenti che lavorano su ogni livello dell'essere: la mente, l'inconscio, il corpo. Perché l'autostima non è un obiettivo da raggiungere: è un modo di stare al mondo. E puoi iniziare a praticarlo oggi.

Cinzia Aliotta — Mental Coach & Mindfulness Instructor
Cinzia Aliotta
Mental Coach · Mindfulness Instructor · ThetaHealing® Practitioner

Da oltre 12 anni accompagno persone in percorsi di crescita personale a Genova, integrando coaching, mindfulness, psicologia positiva e lavoro sul corpo.

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